Il Liceo Scientifico “Enrico Fermi” è una scuola di riferimento per il territorio: una comunità educativa che, da decenni, coniuga rigore e cura, alta qualità degli apprendimenti e attenzione alle persone. In occasione di una visita all’Istituto, la Ministra Stefania Giannini ebbe a dire: «Questa non è una scuola grande, ma una grande scuola». È una frase che sentiamo nostra perché descrive un tratto reale del “Fermi”: la capacità di trasformare una dimensione complessa in organizzazione solida, continuità educativa, progettualità coerente e opportunità formative concrete per ciascuno. La grandezza, per noi, non è un dato numerico, ma un modo di lavorare: serietà dello studio, affidabilità delle scelte, cura del percorso e senso di responsabilità verso le nuove generazioni.
La nostra storia spiega il presente. Nati nel 1967 e divenuti autonomi nel 1972, abbiamo attraversato cambiamenti, riforme e fasi logistiche difficili senza smarrire l’essenziale: l’identità di Liceo Scientifico, fondata sul metodo, sul ragionamento, sulla solidità delle competenze STEM e su una formazione culturale ampia che rafforza pensiero critico, linguaggio, capacità argomentative e cittadinanza. È una scuola che ha imparato a reggere la complessità senza perdere qualità, e che ha costruito nel tempo una reputazione legata alla serietà del lavoro quotidiano. Anche la vocazione all’innovazione non è un’etichetta recente: appartiene al DNA del “Fermi”. Dalle sperimentazioni pionieristiche e dalle pratiche di recupero, programmazione e valutazione quando ancora non erano patrimonio comune, fino alla cultura digitale e scientifica che ha visto la scuola in prima linea in stagioni decisive come il Piano Nazionale per l’Informatica, il “Fermi” ha scelto l’innovazione come miglioramento della didattica e come formazione professionale continua. La stessa coerenza guida l’apertura linguistica e internazionale: non come aggiunta ornamentale, ma come opportunità educativa che rafforza metodo, competenze e visione europea, anche attraverso metodologie e pratiche didattiche più attive e laboratoriali.
Oggi questa identità si esprime in un’offerta formativa unitaria, ma capace di personalizzazione. Le curvature e i potenziamenti non sono una somma di indirizzi, bensì scelte coerenti con la missione scientifica, pensate per valorizzare talenti, motivazione e orientamento senza frammentare la scuola: un modo per permettere agli studenti di approfondire interessi specifici restando dentro una solida formazione liceale, riconoscibile e rigorosa. Accanto alla qualità degli apprendimenti, uno dei punti di forza del “Fermi” è la cura educativa: l’inclusione, per noi, non è un adempimento, ma un modo di guardare gli studenti; significa accompagnare i passaggi delicati, sostenere il metodo di studio, prevenire disaffezione e fragilità, garantire tempestività nelle risposte anche in presenza di DSA e bisogni educativi speciali, e mantenere una relazione educativa capace di chiedere molto senza lasciare indietro nessuno. La scuola cresce, inoltre, attraverso reti e collaborazioni qualificate: atenei e dipartimenti universitari, contesti di ricerca, realtà culturali e del terzo settore, progettualità nazionali ed europee che ampliano l’orizzonte e rendono più robusto l’orientamento. In questo quadro, la Formazione Scuola Lavoro (FSL), inserita in modo organico nel curricolo, rende l’apprendimento più concreto e significativo, collegando ciò che si studia a contesti reali – universitari, professionali e civici – nei quali le studentesse e gli studenti sperimentano competenze, responsabilità e orientamento.
Anche gli spazi sostengono questa qualità. Laboratori, ambienti digitali e luoghi di studio e ricerca consentono una didattica più operativa e continua; e il nuovo edificio di Aversa, destinato ad ospitare 24 aule, nasce per dare stabilità alle classi già presenti e rendere più regolare l’organizzazione, così che laboratori, attività per gruppi, recupero e potenziamento siano sempre più parte ordinaria della vita scolastica. È questa, in fondo, la direzione del “Fermi”: tenere insieme tradizione e rinnovamento, rigore e innovazione, dimensione e cura, perché la scuola non sia soltanto un luogo dove si studia, ma una comunità in cui si cresce, si costruiscono competenze solide e si matura responsabilità verso se stessi e verso il mondo.
Cosa dicono gli ex studenti
Stelvio Arduino
DiplomaticoAl liceo Fermi di Aversa ho trascorso cinque anni meravigliosi, in cui gradualmente sono diventato uomo, ho allargato i miei orizzonti e ho compreso quelle che erano le mie inclinazioni e i miei desideri per l’avvenire, inizialmente incerto e non ben definito. Mi mancano di sicuro l’amicizia, la spensieratezza e la voglia di conquistare il mondo. I nostri erano rapporti basati sul contatto umano, diretto, quotidiano. Ancora ricordo con nostalgia il suono del citofono quando al pomeriggio il mio migliore amico veniva a cercarmi per andare in giro. Un’emozione che per gli adolescenti di oggi ha un tono cibernetico, che proviene da uno schermo che troppo spesso rappresenta un muro che porta all’isolamento. Pensando a questo rimpiango di aver fatto spesso gruppo con alcuni amici allontanandone altri. Manifestazioni che credevo goliardiche sono invece a volte sfociate in quello che oggi viene definito bullismo. Mi conforta però vedere come oggi i giovani, forti di una consapevolezza e di una sensibilità diversa nei confronti del bullismo, si aprano sempre di più con amici, genitori e istituzioni isolando il fenomeno e non più l’individuo.
Pasquale Rucco
MusicistaMi sono iscritto al liceo nell’anno 1972, diplomandomi nel 1977. Ho continuato, poi, gli studi universitari presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’istituto Orientale di Napoli. Nello stesso periodo ho avviato verso il professionismo i miei studi musicali, diplomandomi in chitarra classica presso il Conservatorio di Avellino, nel 1986. Riguardo i ricordi di quegli anni posso sicuramente affermare che il 1973/74 è rimasto impresso nella mia memoria per la presenza di un professore di lettere che, nella nostra seconda G, ha lasciato un ricordo non molto positivo, per l’eccessiva e immotivata severità. Devo dire che, ancora a distanza di anni, quel periodo mi ha segnato, anche se nel complesso la mia frequentazione al liceo Fermi è stata serena. Non ho particolare nostalgia di quel periodo, poiché ritengo che la vita vera sia realmente cominciata negli anni successivi al liceo, con la scoperta della musica, diventata, oltre che una passione, anche il mio lavoro.
Francesco Balato
MagistratoMi sono iscritto al liceo scientifico Enrico Fermi nell’anno 1995. Ho frequentato la sezione F e mi sono diplomato nel 2000, con il massimo dei voti. Ricordo che quando si trattò di scegliere l’istituto delle scuole superiori dopo le medie ero inizialmente indeciso, perché nutrivo una passione intensa tanto per le materie scientifiche quanto per quelle umanistiche, anzi queste ultime hanno rappresentato anche nel corso del liceo scientifico, poi prescelto, un’attrattiva crescente, che mi ha poi condotto verso la facoltà di Giurisprudenza. Dopo un primo periodo impegnativo, come in tutti i percorsi che hanno caratterizzato fino ad oggi la mia carriera, a partire dal terzo anno del liceo, complice un cambiamento personale, la scuola è diventata ad un tratto molto piacevole. Il culmine è coinciso con l’ultimo anno di liceo, quello che ricordo con maggiore affetto ed emozione. Era la vigilia del raggiungimento della maggiore età, il momento di chiusura di una fase importante della vita e tutto era ammantato da un forte entusiasmo.